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Diabete - archivio articoli scientifici
Diabesità: l’accoppiata diabete-obesità colpisce 2 milioni di italiani
21 milioni gli Italiani sovrappeso, 6 milioni gli obesi, 3 milioni le persone con diabete - Le speranze nei farmaci e nella chirurgia bariatrica
“Questi numeri ci fanno capire come diabete e obesità, in combinazione fra loro, siano considerate la vera epidemia dei nostri tempi, per la quale l’OMS ha coniato il termine diabesità”
Crescono le persone sovrappeso, obese o con diabete in tutto il mondo. In Italia, secondo le più recenti stime, è sovrappeso 1 persona su 3 (35%, con preponderanza maschile: 42,5% rispetto al 26,6% nelle donne), obesa 1 su 10 (10,2%), diabetica 1 su 20 (5%). Secondo i dati degli Annali 2010 dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), il 66,7% delle persone con diabete di tipo 2 è anche obesa e solo il 17,9% risulta di peso normale. Invece, è obeso ‘solo’ un quarto delle persone con diabete tipo 1. In pratica, sono sovrappeso 21 milioni di Italiani, obesi 6 milioni, con diabete 3 milioni: “veri diabesi”, ossia contemporaneamente obesi e con diabete, 2 milioni.
“Questi numeri ci fanno capire come diabete e obesità si sostengano a vicenda, e il perché, in combinazione fra loro, siano considerate la vera epidemia dei nostri tempi, per la quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha persino coniato il termine diabesità”, spiega Antonio Pontiroli, Direttore Medicina II, Azienda Ospedaliera Polo Universitario San Paolo, e Presidente del 10° Congresso Nazionale ‘Diabete-Obesità’.
L’associazione diabete-obesità deve preoccupare principalmente perché di diabesità si muore. Spiega Pontiroli: “Il rischio di morte raddoppia ogni 5 punti di crescita dell’indice di massa corporea, il BMI: un diabetico sovrappeso raddoppia il proprio rischio di morire entro 10 anni rispetto a un diabetico di peso normale; per un diabetico obeso il rischio quadruplica”.
Non è, però, importante solo l’aumento di peso, ma anche il trascorrere del tempo in taglia XXL. Ancora Pontiroli: “La scorsa settimana sono stati pubblicati i dati di uno studio dell’Università di Melbourne in Australia, che dimostrano come più a lungo si è obesi, più il rischio di morte cresce: duplica se si è obesi per un periodo dai 5 ai 15 anni, triplica oltre i 15 anni.”
Quindi, dando per scontato che sarebbe meglio dimagrire: che cosa ci riserva la scienza medica oggi?
“Le strade che si stanno battendo sono essenzialmente due: sviluppare farmaci contro il diabete che abbiano anche un’azione di riduzione del peso corporeo e, dall’altra parte, mettere a punto interventi di chirurgia bariatrica (parola di origine greca, da baros = peso e iatros(iatrikos) = medico) destinati alla riduzione del peso, che abbiano anche un ruolo nella cura del diabete”, dice Pontiroli.
Le novità in campo farmacologico sono rappresentate dai farmaci incretino-mimetici, in grado di mimare l’azione dell’ormone naturale GLP-1 che stimola il rilascio dell’insulina quando i livelli di glucosio diventano molto elevati. Gli incretino-mimetici consentono di ridurre i livelli di glucosio e, allo stesso tempo, inducono una perdita di peso protratta nel tempo. Il capostipite della classe è exenatide, sviluppato dalla saliva di Gila monster, lucertola dell’Arizona, utilizzabile per iniezione sottocute, prima dei pasti alla mattina e alla sera. Un altro incretino-mimetico è liraglutide, primo analogo del GLP-1 umano che presenta una similitudine alla molecola naturale pari al 97 per cento. Disponibile in Italia da settembre 2010, può già oggi essere assunto in un'unica dose giornaliera indipendentemente dai pasti, per via sottocutanea. Per entrambi sono in fase di sperimentazione, ma non ancora approvate dalle autorità regolatorie, formulazioni che potrebbero essere iniettate una sola volta alla settimana.
Sul lato chirurgico, è ormai assodato che l’intervento bariatrico, che rappresenta una valida cura dell’obesità grave (BMI 40 kg/m2), in determinate condizioni produce effetti positivi anche sul diabete. “La chirurgia bariatrica, secondo gli Standard Italiani per la cura del diabete mellito, è raccomandata nelle persone adulte con diabete tipo 2 e obesità grave, con indice di massa corporea superiore o uguale a 35”, dice Pontiroli. “In queste persone, il calo di peso che si mantiene nel tempo è sufficiente a produrre un sostanziale miglioramento o persino la scomparsa del diabete tipo 2. Inoltre, numerosi studi hanno dimostrato come il dimagrimento prodotto dall’intervento chirurgico abbassi il rischio relativo di mortalità di quasi il 70% a fronte di una riduzione ottenuta con i farmaci antidiabete del 30-40%”, aggiunge. “Tanto è vero conclude Pontiroli che proprio io all’inizio di questa settimana è stato reso noto a New York il documento dell’International Diabetes Federation che sancisce come la chirurgia bariatrica dovrebbe essere considerata nel trattamento del diabete di tipo 2 in pazienti obesi che non rispondono alla metformina, al fine di limitare le gravi complicanze che possono derivare dalla malattia.”
Fonte: Comunicato stampa Associazione Medici Diabetologi Milano 1 Aprile 2011
Ricerca a cura di Guido Seu
Progetto Diabete
http://www.progettodiabete.org/