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Diabete - archivio articoli scientifici
Cambiare stile di vita rimane la prima opzione per la prevenzione del diabete
Annunciati i risultati del primo studio per ricercare nuove strategie per la prevenzione del diabete e della malattia cardiaca nelle persone a rischio
Il professor Rury Holman dell’Oxford Centre for Diabetes, Endocrinology and Metabolism dell’Università di Oxford: “Adottare una dieta sana, fare esercizio fisico regolare e mantenere un peso corporeo nella norma sono fondamentali per la salute nel lungo periodo in pazienti a rischio di diabete e malattie vascolari”
In occasione del convegno annuale dell’American College of Cardiology, sono stati pubblicati sul numero di marzo del New England Journal of Medicine i risultati dello studio NAVIGATOR condotto congiuntamente dalla Oxford University e dal Duke University Medical Center per ricercare nuove strategie per la prevenzione del diabete e della malattia cardiaca nelle persone a rischio.
Lo studio ha indagato sull’efficacia di due farmaci su una ampio numero di persone con ridotta tolleranza al glucosio, una condizione che può progredire fino al diabete, e che erano a rischio, o avevano già, una malattia cardiaca.
Dai dati osservati è emerso che, in questi pazienti, il farmaco usato per il trattamento dell’ipertensione riduce solo in parte la progressione verso il diabete, pur non mostrando alcun effetto sulla prevenzione della malattia cardiovascolare, mentre l’altro farmaco, utilizzato per il controllo della glicemia nelle persone affette da diabete, non ha avuto effetto sullo sviluppo di entrambe le malattie.
Al contrario, un esercizio fisico moderato, il controllo del peso e altri cambiamenti nello stile di vita sono risultati giocare un ruolo importante nella salute dei pazienti, confermando quanto era già emerso in altri studi.
I due farmaci usati nello studio sono il nateglinide (Starlix) e il Valsartan (Diovan). Il nateglinide è un farmaco anti-diabete, che riduce al minimo i picchi glicemici dopo i pasti. I ricercatori speravano che il nateglinide riducesse anche la progressione verso il diabete, ripristinando una risposta più normale all’insulina dopo i pasti. Inoltre, speravano anche in un’azione preventiva nei confronti delle malattie cardiovascolari. Infatti, alcuni precedenti studi avevano indicato la possibilità che questa classe di farmaci ritardasse, o prevenisse, lo sviluppo del diabete.
Il gruppo dell’Oxford-Duke ha invece osservato che, benché il valsartan avesse portato ad una riduzione del 14% nello sviluppo del diabete di tipo 2 in questo gruppo di pazienti (38 o meno casi di diabete per 1000 partecipanti trattati per 5 anni), non aveva influito sul numero di eventi cardiovascolari. La nateglinide, invece, era risultata inefficace sia nell’arrestare la progressione verso il diabete sia nella riduzione degli eventi cardiovascolari.
Lo studio NAVIGATOR ha coinvolto 806 centri di 40 paesi e più di 9.300 pazienti, randomizzati per il trattamento con i due farmaci o con placebo. Tutti i partecipanti hanno modificato il loro stile di vita volto a ridurre il peso corporeo e l’assunzione di grassi nella dieta mentre aumentavano l’attività fisica. La salute dei pazienti è stata tenuta sotto osservazione per un periodo di circa 5 anni.
“Lo studio NAVIGATOR ha mostrato che valsartan, se unito ad un programma di cambiamento dello stile di vita, può ritardare la progressione verso il diabete nelle persone che sono ad alto rischio cardiovascolare ed hanno ridotta tolleranza al glucosio. Questa seppur modesta capacità di ridurre il rischio di diabete di nuova insorgenza è comunque benvenuta vista l’epidemia di diabete in rapida espansione”, dice il professor Rury Holman dell’Oxford Centre for Diabetes, Endocrinology and Metabolism dell’Università di Oxford e co-responsabile della sperimentazione. Holman, presso il Centro di Oxford, si occupa del trattamento di ipertensione, insufficienza cardiaca e delle conseguenze a lungo termine degli attacchi di cuore.
Siccome lo studio ha rilevato solo un modesto beneficio per uno solo dei due farmaci, e nessun effetto sulla malattia cardiaca per entrambi i farmaci, i ricercatori sostengono la necessità di applicare il più possibile i noti benefici dei cambiamenti dello stile di vita e di continuare a ricercare cure sicure ed efficaci in questa direzione.
“Questa è una conferma che fa riflettere sulla necessità di continuare a concentrarsi sui miglioramenti dello stile di vita, e nel contempo di accelerare gli sforzi per sviluppare nuovi farmaci per fermare l’esplosione dell’epidemia di diabete e di malattie cardiovascolari in tutto il mondo”, sostiene il professor Robert Califf, vicerettore per la Ricerca Clinica presso la Duke University School of Medicine, e responsabile insieme a Holman dello studio NAVIGATOR.
“Dobbiamo continuare a sviluppare nuove terapie, incoraggiando le persone a fare esercizio e a prestare attenzione a ciò che mangiano”, aggiunge il professor John McMurray dell’Università di Glasgow, membro del comitato esecutivo dello studio NAVIGATOR. “Altri studi hanno drammaticamente dimostrato che perdere almeno il cinque per cento del peso corporeo fa la differenza. Anche i partecipanti al NAVIGATOR in media hanno perso peso, mostrando che un programma relativamente semplice di stile di vita può fare la differenza”.
“I cambiamenti nello stile di vita rimangono la miglior scelta per prevenire il diabete nei soggetti ad alto rischio”, conclude Holman. “Adottare una dieta sana, fare esercizio fisico regolare e mantenere un peso corporeo nella norma sono fondamentali per la salute nel lungo periodo in pazienti a rischio di diabete e malattie vascolari”.
La ricerca è stata finanziata dalla Novartis Pharmaceuticals.
Fonte University of Oxford - A cura di Guido Seu