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Diabete - archivio articoli scientifici
22 novembrev 2010
Assistenza sanitaria
Carta Europea dei Diritti del Malato
Otto anni fa veniva presentata a Bruxelles, nell’ambito del convegno “Il paziente del futuro”, la Carta Europea dei Diritti del Malato. In Italia, come in molti altri Paesi europei, c’è ancora molta strada da fare
A cura di Guido Seu
La Carta europea dei diritti del malato fu frutto del lavoro del network internazionale Active Citizenship e riassume, in 14 punti chiave, i diritti del paziente condivisi a livello europeo. È nata dal basso, ovvero da un gruppo di organizzazioni di cittadini provenienti dalla gran parte dei Paesi della vecchia Europa che ha lavorato insieme per più di un anno per verificare quale fosse il pacchetto di diritti che ogni cittadino europeo poteva e doveva rivendicare nel momento in cui si rivolgeva ai servizi sanitari. Parteciparono alla stesura del documento Apovita (Portogallo), Cittadinanzattiva (Italia), Confederacion de Consumidores y Usuarios (Spagna), Danish Consumer Council (Danimarca), Deutsche Gesellschaft fur Versicherte und Patienten e. V. (Germania), Fédération Belge contre le Cancer (Belgio), International Neurotrauma Research Organization (Austria), Irish Patients Association LtdKe.P.K.A. (Grecia), Nederlandse Patienten Consumenten Federatie (Olanda), The Patients Association (Regno Unito), Vereniging Samenwerkende Ouderen Patientenorganisaties (Olanda).
La peculiarità di questo documento è proprio nel fatto che nasce dalla volontà e dall’ascolto dei cittadini, dall’osservazione della realtà e dalla risoluzione dei problemi di tutela. Contiene, quindi, i requisiti minimi perché un servizio sanitario possa essere giudicato ‘dalla parte dei cittadini’.
Il 26 settembre 2007, il ‘Comitato Economico e Sociale Europeo’ (CESE) esprimeva il proprio parere sul tema dei diritti del paziente, accogliendo tra l’altro le istanze della ‘Carta’ e affermando che sarebbe stato necessario muoversi “verso un’affermazione dei diritti collettivi” attraverso “l’applicazione effettiva dei diritti individuali”. “Dipenderà in larga misura dalle risposte collettive che verranno fornite a sostegno di questa iniziativa: per questo è necessario adoperarsi per attuare una democrazia sanitaria che veda la mobilitazione collettiva degli utenti e dei loro rappresentanti in diverse parti del sistema” riporta in conclusione il CESE.
Ma cosa è stato fatto in Italia fino ad oggi? Se lo è chiesto Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato che lo scorso 18 novembre, in occasione del suo trentennale di attività, ha presentato al Senato il Rapporto PIT Salute 2010: “Diritti: non solo sulla carta”.
Il quadro che emerge dal rapporto non è certo confortante. “Nonostante leggi, linee guida, raccomandazioni e tanti altri strumenti per migliorare la nostra sanità, ci spiace constatare che spesso la gran parte di essi resta sulla carta”, afferma Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Succede per gli errori medici, le infezioni ospedaliere, le liste di attesa, ma anche per diritti basilari come quello di avere accesso alla propria documentazione clinica o di essere rispettati nella propria dignità. Non diciamo che la nostra sanità sia peggiorata, ma ci piacerebbe poter presto affermare che al primo posto ci sono davvero i cittadini e i loro diritti. È quello per cui ci battiamo da 30 anni e sul quale non intendiamo abbassare la guardia. Per questo proponitaamo di adottare la Carta Europea dei Diritti del Malato in leggi nazionali e regionali dando seguito all’impegno assunto dal Governo italiano il 14 maggio 2009 con la Mozione n.75 firmata da tutti i gruppi parlamentari e votata in Assemblea dal Senato della Repubblica”.
Aumentano le segnalazioni di malpractice soprattutto in oncologia ed ortopedia, le infezioni ospedaliere non accennano a diminuire, rimane carente l’informazione del paziente per quanto riguarda le prestazioni socio-sanitarie e assistenziali.
Per il diritto di accesso all’assistenza territoriale, le segnalazioni nel 2009 sono leggermente diminuite, ma rimangono a livelli molto alti, mentre per l’assistenza ospedaliera aumentano le segnalazioni di dimissioni premature e rifiuto del ricovero.
La violazione del diritto al tempo (liste di attesa) rappresenta in media il 10% delle segnalazioni ricevute dal Tribunale per i diritti del malato dal 1996 al 2009, con un incremento notevole negli ultimi anni: nel 2009 si attesta al 15%. Tra le lungaggini, quelle per l’accertamento della invalidità civile e dell’handicap (42,6% nel 2009, in diminuzione del 6,1% rispetto all’anno precedente, ma in crescita del 5% rispetto alla media dei 14 anni). Malati oncologici (il 33,8% delle segnalazioni fa riferimento a loro) e malati cronici (26,1%) sono i soggetti che, paradossalmente, attendono di più; i primi facendo i conti con tempi di attesa che vanno ben oltre i 15 giorni previsti dalla normativa (legge 80/06) per essere visitati al fine del conseguimento della invalidità; i secondi si scontrano soprattutto con l’assurdità di esser richiamati a visita ogni anno, nonostante siano affetti da patologie stabilizzate o ingravescenti e dunque, in perfetto contrasto rispetto a quanto previsto dal decreto ministeriale del 2 agosto 2007.
In 14 anni di Pit Salute, il tema della umanizzazione delle cure registra un trend sostanzialmente stabile, attestandosi all’8% delle segnalazioni dei cittadini: dal 1996 ad oggi la crescita è stata molto modesta, pari al +1% (9% nel 2009). I comportamenti del personale, i maltrattamenti, il dolore inutile, la violazione della privacy e l’incuria (quest’ultima la più segnalata), sono i cinque aspetti considerati in questo ambito dell’analisi.
Sebbene siamo certamente uno dei paesi più sicuri al mondo in cui partorire, alcuni dati dell’osservatorio di Cittadinanzattiva parlano chiaro e mostrano alcuni elementi da prendere sul serio: le segnalazioni di lunghe liste di attesa per le visite ostetriche e ginecologiche che sono arrivate all’8,2%, con un incremento del 5,7% rispetto al 2008, ed i presunti errori diagnostici e terapeutici.
Dal 1996 al 2009 Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato ha raccolto complessivamente circa 228.000 segnalazioni in tema di sanità, in media 16.000 l’anno. Il Rapporto 2010 ne analizza 66.712 che sono state lette alla luce di cinque diritti: diritto alla sicurezza (al primo posto nei 14 anni con il 28% delle segnalazioni, in diminuzione nel 2009 con il 24%), diritto all’informazione (25% nel periodo 1996-2009, 22% nel 2009), diritto all’accesso (20% nel periodo 1996-2009, 21% nell’ultimo anno) diritto al tempo (10% nel trend 1996-2009, in crescita nel 2009 che fa registrare il 15%) e diritto all’umanizzazione (8% nel periodo 1996-2009, 9% nell’ultimo anno).
Fonti: Carta Europea dei Diritti del Malato, presentata a Bruxelles il 15 Novembre 2002
“La Carta Europea dei Diritti del Malato”, Care, N. 2 Anno 9 Marzo-Aprile 2007
Opinione CESE del 26 Settembre 2007
Comunicato Stampa di Cittadinanzattiva, 18 Novembre 2010
“Diritti: non solo sulla carta” : Rapporto PiT Salute 2010
Progetto Diabete
http://www.progettodiabete.org/