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Diabete-Notizie scientifiche attuali
1 dicembre 2011
LE EPATITI COLPISCONO 2,5 MILIONI DI ITALIANI
''L'Italia ha la piu' alta prevalenza europea di virus dell'epatite: per quella di tipo C gli infetti sono 1.500.000 a cui vanno aggiunti 300mila cirrotici, per quella di tipo B le persone infette sono invece 700mila, un numero in calo anche grazie all'introduzione dell'obbligo di vaccinazione a partire dal 1991, con un numero di cirrotici pari a 100mila''. Lo ha detto il professor Antonio Gasbarrini presidente di Fire, fondazione per la ricerca in epatologia e ordinario di Gastroenterologia all'Universita' Cattolica di Roma, alla 'Giornata mondiale delle epatiti 2011' organizzata a Roma presso la sede del ministero della Salute per fare il punto su queste patologie, sul loro profilo epidemiologico in Italia e nel mondo e sulle strategie da adottare in futuro.
''L'infezione e' 'silenziosa' e, eccetto rari casi in cui ha un decorso acuto, impiega oltre vent'anni a manifestarsi- ha spiegato il professore- quindi, i numeri da epidemia, che vediamo oggi risalgono in gran parte a quando la sterilizzazione non aveva le garanzie di quella attuale. ''Basti pensare alle trasfusioni fatte tanti anni fa, prima della scoperta dei virus, o alle siringhe, agli strumenti chirurgici e agli aghi che si riutilizzavano, dopo averli fatti bollire, perche' non c'erano ancora sistemi 'usa e getta' o metodi di sterilizzazione efficaci'' ha proseguito Gasbarrini. ''Per l'epatite di tipo B esistono oggi farmaci in grado di bloccare l'evoluzione della malattia, per quella di tipo C invece sono alla valutazione dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, due farmaci inibitori della proteasi, cioe' il Boceprevir e il telaprevir che gia' vengono utilizzati negli Stati Uniti - ha spiegato ancora il professore- potrebbero essere commercializzati gia' nei primi mesi del 2012. Questi farmaci nel 60-80% dei casi eliminano il virus e sono importanti anche per i tumori; su 1000 trapianti di fegato effettuati 750-800 dipendono dal virus dell'epatite e riducendo il numero di persone infette si potrebbero utilizzare al meglio gli organi messi a disposizione con le donazioni''.