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Diabete - archivio articoli scientifici
Rallentano i ritmi di mortalità per i diabetici di tipo 1
A cura di Angela Colosimo
Lo studio è stato condotto nella contea di Allegheny, a Pittsburgh, su persone affette da diabete di tipo 1 diagnosticato in età infantile fra il 1965 e il 1979 e con una “anzianità di malattia” compresa fra i 28 e i 43 anni.
“Non è chiaro perché sulle donne e sugli afro-americani il diabete di tipo 1 abbia un maggior effetto rispetto alla generalità della popolazione” ha detto il dottor Trevor Orchard, eminente autore dello studio
Secondo uno studio pubblicato sul numero di dicembre di “Diabetes Care”, i ritmi di mortalità fra i diabetici di tipo 1 stanno diminuendo, ma rimangono comunque sette volte superiori alla popolazione generale, soprattutto a causa delle complicazioni a lungo termine.
I ricercatori dell’Università di Pittsburgh hanno sottolineato che, mentre non ci sono significative differenze nei ritmi di mortalità fra i due sessi, le donne con diabete di tipo 1 sono state considerate 13 volte più a rischio di mortalità delle donne senza diabete. Inoltre da questo studio, parte di una ricerca condotta a livello internazionale (“Epidemiology Research International Study Group”), emerge come sia morta una porzione molto maggiore di afro-americani (50,6%) rispetto ai caucasici (24%).
“Non è chiaro perché sulle donne e sugli afro-americani il diabete di tipo 1 abbia un maggior effetto rispetto alla generalità della popolazione – ha detto il dottor Trevor Orchard, eminente autore dello studio – questo maggior effetto del diabete sulle donne non è rilevato in maniera così evidente negli studi condotti in altre parti del mondo. Una cosa che appare chiara è che abbiamo bisogno di porre particolare attenzione alla cura delle donne e ai trattamenti medici che vengono loro riservati, e continuare a investigare sul perché siano intaccate dalle complicanze a lungo termine in modo così sproporzionato”.
Complessivamente, lo studio condotto sulla popolazione di Allegheny County in Pennsylvania, ha fatto emergere che nell’arco degli ultimi decenni i ritmi di mortalità per le persone con diabete di tipo 1 sono diminuiti in modo significativo. Per i casi diagnosticati fra il 1965 e il 1969, i ritmi di mortalità sono stati 9,3 volte più alti che nella popolazione generale. Comuque, per quelli diagnosticati in tempi più recenti (1975-1979), il ritmo era solo di 5,6 volte più alto, mostrando quindi un evidente declino.
“Sembra che il principale miglioramento nei casi più recenti sia collegato alla radicale riduzione della mortalità nei primi 5 anni dopo la diagnosi – ha affermato il dottor Aaron Secrest, principale autore dell’articolo – pensiamo che si tratti probabilmente del risultato di una migliore gestione e consapevolezza nel controllo della malattia, fattori che portano sia medici che pazienti a fare un miglior lavoro di monitoraggio per le complicazioni acute”.
Complessivamente, i ricercatori hanno notato che le riduzioni nella mortalità sembrano per lo più dovute ai radicali miglioramenti nel trattamento e nella cura del diabete nel corso degli anni ’80 e ’90. In particolare si fa riferimento all’automonitoraggio della glicemia, al test dell’emoglobina glicata e all’uso di nuovi farmaci per la pressione arteriosa, come ad esempio gli inibitori dell’enzima che converte l’angiotensina, che aiutano anche a proteggere dalle patologie renali. Questi cambiamenti hanno fortemente migliorato sia il controllo della glicemia che della pressione sanguigna, che spesso rappresentano la causa di complicazioni mortali.
Lo studio si è focalizzato sulle persone di Allegheny County a Pittsburgh che soffrivano di diabete di tipo 1 diagnosticato in età infantile fra il 1965 e il 1979 e che al momento dell’analisi avevano una “anzianità di malattia” compresa fra i 28 e i 43 anni, ed ha indagato le differenze in termini di mortalità rispetto al sesso, alla razza (caucasica vs. afro-americana) e all’anno della diagnosi.
Progetto Diabete
http://www.progettodiabete.org/