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Diabete - archivio articoli scientifici
14 dicembre 2010
Studi su un possibile farmaco per la terapia della retinopatia diabetica
A cura di Anna Manetti
“Se riusciremo ad avere risposta a questi interrogativi, sapremo meglio se la pentazocina ha la potenzialità di essere di aiuto ai pazienti e questo è il nostro obiettivo fondamentale.”
La sorprendente capacità di un farmaco di ripristinare la salute della retina negli occhi di topi diabetici ha spinto i ricercatori a cercare di capire meglio il suo funzionamento e se la sua azione possa essere la stessa anche nell’uomo.
“Vogliamo sapere se questo farmaco ha la potenzialità di bloccare la devastazione della vista che può avvenire col diabete e capire come e in quali casi sia efficace.” Ha dichiarato la dottoressa Sylvia Smith, biologa di cellule retiniche e condirettore del Vision Discovery Institute presso il Medical College della Georgia.
La retinopatia diabetica, causa principale di cecità negli americani in età lavorativa, deriva dalla distruzione della retina, un sottile strato sul fondo dell’occhio che trasforma la luce in segnali interpretati come immagini dal cervello. La retina, che deve gestire gli assalti quotidiani del sole e di altre forze esterne, è danneggiata lentamente dai livelli troppo alti di glucosio causati dal diabete e ancora di più dalla crescita di nuovi vasi sanguigni, che proliferano nel tentativo di portare più sangue e ossigeno alle cellule morenti.
Almeno nei topi in una fase iniziale del diabete, i ricercatori sono riusciti a interrompere la prima ondata di distruzione delle cellule, riducendo lo stress cellulare con il farmaco pentazocina, noto per le sue qualità di antidolorifico.
Un’assegnazione di un milione e mezzo di dollari dal National Eye Institute permetterà a questi scienziati di mettere alla prova la loro teoria sullo stress cellulare e trovare gli elementi mancanti sulle modalità di funzionamento del farmaco. Essi hanno le prove che lo stress ossidativo, giudicato elemento chiave del danno cellulare dovuto al diabete, accresce il legame dei recettori sigma (che aiutano le cellule ad affrontare lo stress) con la proteina BiP dello stress. Sebbene alcuni risultati di tale unione non siano chiari, è ormai evidente che nei topi la pentazocina riduce il legame fra i due elementi a un livello più normale e ricostituisce una condizione più sana di una retina ben stratificata. Smith ha definito questo risultato “fenomenale”, quando è stato pubblicato nel 2008, e la ricerca successiva ha dimostrato che la pentazocina migliora l’aspetto degli strati della retina nei topi sani.
“Sappiamo che la pentazocina si lega ai recettori sigma, ma non è chiaro se tale legame blocchi o favorisca l’azione di questi recettori.” Ha aggiunto Smith che, collaborando col dott. Eric Zorilla dello Scripps Research Institute di California, studia ora alcuni topi in cui i recettori sigma sono stati soppressi per determinare meglio la loro funzione e il tipo di azione della pentazocina. Il dott. Alan Saul, elettrofisiologo nel Dipartimento di Oftalmologia dell’Istituto medico di Georgia, esperto nel misurare la reazione della retina alla luce, l’aiuta a valutarne oggettivamente l’impatto sulla vista del topo. Come un EEG misura l’attività elettrica del cervello, il dott. Saul riesce a misurare la reazione elettrica alla luce della retina come test oggettivo della vista per accompagnare il più comune diagramma visivo. Senza il diagramma visivo del topo, è difficile essere sicuri che una retina dall’aspetto migliore comporti necessariamente una vista migliore. In effetti, Saul ha constatato nei pazienti casi di opposta interpretazione: un esame dell’occhio indicava una buona vista, mentre il test della retina mostrava il contrario e viceversa. Ha detto quindi: “Si rimane sorpresi un gran numero di volte.”
Il diabete raddoppia il rischio di glaucoma e quando i topi con glaucoma raggiungono l’età equivalente ai venti/trent’anni umani, gli esami elettrici di Saul mostrano cambiamenti iniziali dei nervi ottici che si estendono dalla retina al cervello, sebbene appaiano normali ad un esame al microscopio.
Per cercare di riempire i vuoti conoscitivi, gli scienziati provocano il diabete nei topi privati dei recettori sigma, paragonandoli poi a topi sani e applicando loro elementi di stress diversi dal diabete. Essi sospettano che tali elementi, fra cui l’età, siano un’altra causa di danni retinici. Fra gli obiettivi dello studio è il determinare se l’aspetto della retina migliori come risultato dell’interazione fra i recettori sigma e la pentazocina e della conseguente riduzione dello stress cellulare. Per comprenderne meglio il potenziale terapeutico, vogliono anche controllare se il farmaco sia efficace quando è somministrato in uno stadio avanzato della malattia. Nei primi studi, infatti, era stato dato ai topi immediatamente dopo l’esordio del diabete, in una fase diagnostica inadatta per la maggioranza dei pazienti diabetici.
Smith ha dichiarato: “Se riusciremo ad avere risposta a questi interrogativi, sapremo meglio se la pentazocina ha la potenzialità di essere di aiuto ai pazienti e questo è il nostro obiettivo fondamentale.”
Per prevenire la retinopatia diabetica, i pazienti sono ora incoraggiati a tenere sotto controllo le glicemie, i livelli di colesterolo e la pressione del sangue. Trattamenti con il laser aiutano a distruggere i vasi sanguigni in eccesso che ostacolano la vista e a ridurre il gonfiore associato spesso con tale condizione.
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Tratto da Medical News Today - Fonte: Medical College of Georgia
Traduzione e adattamento a cura di Anna Manetti
Progetto Diabete
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