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Un italiano con diabete su 5 ha meno di 55 anni

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Presentati a Milano i dati della quinta edizione degli Annali dell’Associazione Medici Diabetologi - AMD

Un italiano con diabete su 5 ha meno di 55 anni

Questa «può essere indicata senza falsa enfasi come l’edizione della maturità grazie al grande coinvolgimento raggiunto». I dati riguardano 439.748 persone con diabete assistite in 236 centri dislocati in tutte le Regioni italiane


La malattia non è più da considerare “senile”, come finora veniva spesso ritenuto il diabete di tipo 2, ma colpisce in maniera crescente anche le persone più giovani.
Questa quinta edizione degli Annali «può essere indicata senza falsa enfasi come l’edizione della maturità grazie al grande coinvolgimento raggiunto», sostiene Giacomo Vespasiani, Coordinatore del gruppo di lavoro dell’Associazione Medici Diabetologi AMD che da cinque anni rielabora le informazioni ottenute dalle cartelle cliniche dei pazienti diabetici. I dati, che raccolgono informazioni su oltre 430 mila italiani con diabete assistiti in 236 centri dislocati in tutta Italia, saranno presentati al V Congresso nazionale del Centro Studi e Ricerche - Fondazione Amd, in programma a Firenze dal 18 al 20 novembre prossimi.

Tra le novità emerse dagli Annali 2010, risalta la conferma che anche nel nostro Paese la popolazione delle persone con diabete è sempre più giovane: il 18,8%, quasi uno su cinque, ha meno di 55 anni, il 91,9% è colpito da diabete di tipo 2 e, di questi, il 10% ha un’età compresa tra 45 e 55 anni, mentre il 4% ha meno di 45 anni. Questo conferma che la malattia non è più da considerare “senile”, come finora veniva spesso ritenuto il diabete di tipo 2, ma colpisce in maniera crescente anche le persone più giovani.

Altra novità viene dal metodo di valutazione dell’efficacia e della qualità della cura nei Centri: lo score Q è un indice ideato da Antonio Nicolucci e dal gruppo di lavoro del Consorzio Mario Negri Sud per misurare «dal punto di vista qualitativo le cure e l’assistenza prestata e conseguentemente l’efficacia nel prevenire le complicanze tipiche del diabete» spiega Carlo Giorda, vicepresidente dell’Amd. In particolare, a ciascuna modalità assistenziale viene assegnato un punteggio da 0 a 40: se inferiore a 15 il rischio di complicanze è dell’80%, tra 15 e 25 il rischio è del 20%, per abbassarsi ulteriormente sopra il 25. «L’indice Q dell’assistenza italiana è positivo: 24,9 nel diabete di tipo 1, con i centri più efficienti al 29,1, e 24,3 in quello di tipo 2, con l’elite al 27,5» sostiene Giorda.

Altro dato, questa volta positivo, è la percentuale di diabetici che misura l’emoglobina glicosilata è oggi superiore al 92% (94,7% nel tipo 1 e 92,3% nel tipo 2) , questo significa un netto miglioramento nel controllo del diabete rispetto all’84% della prima rilevazione del 2006.

Inoltre, confermando le più recenti evidenze scientifiche, delle circa 46.000 persone con diabete di tipo 2 che si sono presentate in un Centro per la prima visita, oltre un quarto è risultato diabetico da oltre cinque anni. Inoltre, in più di un terzo delle persone con meno di due anni di malattia il valore di emoglobina glicosilata era superiore all’8% e una su dieci ha dovuto sottoporsi da subito a terapia insulinica. «È evidente - afferma Giorda - che qualche cosa, nel sistema odierno di gestione della malattia diabetica non funziona ancora come dovrebbe». «Se cominciassimo a trattare in maniera rigorosa la malattia almeno 5 anni prima - conclude Giorda - secondo i dati dello studio STENO-2 potremmo ridurre le complicanze cardiovascolari di oltre il 40%».

Infine, altri dati preoccupanti riguardano i fattori di rischio come l’obesità (due terzi delle persone con diabete di tipo 2 e un quarto di quelle con il tipo 1 ha un BMI superiore a 27) e il fumo (il 28,9% delle persone con diabete tipo 1 e il 17,3% di quelli con tipo 2 sono fumatori). Il dato è particolarmente allarmante se si considera il forte rischio di complicanze microvascolari correlate al fumo di sigaretta, soprattutto nel diabete di tipo 1.

«Se consideriamo che oggi nel nostro Paese le persone con diabete di cui si ha conoscenza sono circa 3.000.000, a cui dobbiamo aggiungerne oltre 1 milione che lo sono senza saperlo, possiamo affermare che gli Annali AMD, analizzando dati reali di circa 1 sesto degli italiani che soffrono di questa malattia, tracciano un’immagine realmente significativa della efficienza e dell’efficacia del nostro operato - dice Sandro Gentile, presidente dell’Amd - Il progetto Annali Amd ha già ricevuto grande riconoscimento internazionale perché costituisce un database di informazioni inestimabile, che solo Paesi come la Svezia, Israele e in parte gli Stati Uniti, cioè l’élite della sanità mondiale, posseggono in forme assimilabili».


Fonti: Adnkronos Salute, Dire News e Doctor33.it - A cura di Guido Seu

http://www.progettodiabete.org/


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